sabato 31 gennaio 2009

Tutorial: come creare camere d'aria negli artificiali in resina

Quando ho iniziato ad usare la resina per clonare i miei auto costruiti, ho avuto la fortuna di avere un maestro che, per mia gioia, è anche un mio caro amico: Stefano.È stato grazie a lui se ho avuto la possibilità di imparare rapidamente e facilmente a maneggiare le resine e, soprattutto, ad avere qualche dritta e trucco per risparmiare tempo, denaro e delusioni, e ci tengo a dire che, con ogni probabilità, molte delle cose che scriverò in questo tutorial sono farina del suo sacco, più che del mio.Detto questo, passo ad illustrarvi il modo che uso per “alleggerire” gli artificiali in resina, poiché tra questi e quelli in legno, c’è di mezzo una diversa galleggiabilità: quando ho piombato il mio primo popper in resina, completamente piena, lo piombai con la stessa quantità di piombo che usavo per quelli in legno, e scoprii, tra le risate mie e di chi era con me alla prova in acqua, che affondava lentissimamente, quasi come fosse un suspending. Ecco quindi che nasce la necessità di fare artificiali alleggeriti, oppure di usare stampi che creino due “gusci” da incollare in seguito, proprio come gli artificiali industriali. 
Io scelgo di utilizzare il primo metodo, cioè di creare camere d’aria, per due motivi: il primo è che lo ritengo più versatile, in quanto da la possibilità di crearle dove voglio io, giocando quindi con gli assetti, utilizzando una semplice fresa per il Dremel e un po’ di fantasia e voglia di provare; il secondo motivo è che sono un pigro infinito, e non ho voglia di mettermi a modificare gli stampi che ho già fatto…
Qualsiasi sia la motivazione che vi ha portato a fare artificiali pieni, proprio come me, spero che questo tutorial sia utile per chiarire qualche dubbio e, soprattutto, per invogliare a lavorare con la resina, visto che è un’operazione divertente, veloce e facile.



Dunque, visto che su internet ci sono già diversi ottimi tutorial su come preparare gli stampi, partiamo dall’artificiale appena uscito dallo stampo, pronto per la lavorazione:

Quello che dobbiamo fare, è tagliarlo a metà nel senso della lunghezza. Io ho usato lo stesso traforo elettrico che uso per il legno, ma potete usare anche una normale sega da ferro o qualsiasi strumento che vi sia comodo, o che riteniate adatto allo scopo:

Una volta tagliato a metà, facendo attenzione alle dita, ci troveremo, ovviamente, due metà del nostro caro artificiale:

Fatto questo, prendiamo una delle due metà e con una penna, facciamo uno schema sommario di quella che sarà la nostra futura camera d’aria e, se volete, quello che sarà lo scasso per l’armatura. Io, per abitudine, li faccio sempre entrambi:

Dopodiché, con il Dremel ed una fresa, procediamo a fare sia la camera d’aria che lo scasso per l’armatura:

E, una volta fatto questo, ci troviamo di fronte al problema della simmetria dei fori. Io l’ho risolto con il principio dei tamponi e dei timbri, ovvero coloro con un pennellino e con un colore acceso tutte le parti dell’artificiale che non sono state scavate;

e non faccio altro che unire le due metà dell’artificiale quando il colore è ancora molto fresco, tenendole unite con pinze a molla o anche con le mani, per qualche minuto;

Una volta separate, questo sarà lo schema speculare e simmetrico della camera d’aria e dello scasso per l’armatura:

Con il solito Dremel e la fresa, armandoci di pazienza perché ammetto che è effettivamente un’operazione noiosa, ripetiamo il procedimento e creiamo, anche in questa metà, le due cavità;

Quindi, una volta fatto anche questo passo, possiamo preparare l’armatura e l’occorrente per quello che sarà il rattling, se volete inserirlo. Io, per chiarezza esplicativa, l’ho inserito, ma devo ammettere che personalmente non credo affatto nella sua efficacia;

Il mio rattling è costituito da un pallino di piombo da non so quanti grammi (come vedete la precisione maniacale è sempre una mia prerogativa…) e da una perlina ricavata da un tappo della vasca. Avete presente quella catena di perline che collega il tappo al suo alloggio? Ecco, casa mia ne è completamente priva…

Inseriamo tutto quello che abbiamo preparato nei suoi alloggiamenti:

Incolliamo le due metà con colla bicomponente, prestando attenzione a non riempire la camera d’aria, altrimenti il nostro rattling si incollerà, e teniamo unite le due metà con pinze o in una morsa;

Facciamo lo scasso per la piombatura; 

E piombiamo il nostro popper. Quello che vedete in questa foto è stagno, ma ovviamente potete usare quello che vi preferite, secondo i vostri metodi costruttivi;

e arrivati a questo punto non dobbiamo fare altro che stuccare, verniciare ed impermeabilizzare: non ho messo foto di questi passaggi perché sono procedimenti molto conosciuti, non per negligenza. Sarei stato inutilmente prolisso.
Bene, questo è quanto, come si suol dire. Ma prima di chiudere, vorrei dire che questo è solo il mio modo, e che la mia speranza sia quella di aver chiarito qualche dubbio e, in misura maggiore, di aver mostrato che lavorare con la resina è un’operazione estremamente facile e minimalista: basta solo un tavolo, una bilancia, un bicchiere di plastica, e i nostri artificiali sono pronti per essere lavorati. Mi auguro di aver creato delle basi dalle quali partire per migliorie ed evoluzioni di questo sistema. 
Un saluto a tutti, e grazie a chi ha avuto la pazienza di leggere fin qui.

Mastro Geppetto®

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domenica 25 gennaio 2009

Tohfo -Medium Runner Crankbait

Tohfo è un crank galleggiante che, grazie al peso e alle dimensioni contenute, ha un'ottima lanciabilità e nuota alla minima trazione di recupero. 



È fatto in resina, ed è stato clonato da un mio master in legno, ed è disponibile sia in versione rattling che silent. Sebbene sia un medium runner, le dimensioni della paletta gli consentono di mantenere buone doti anti incaglio e la sua forma caratteristica gli conferisce un ottimo movimento.
Nato dalla necessità di avere un crankbait che affondasse un paio di metri, ma che al contempo avesse forti doti anti incaglio, Tohfo è il risultato di prove sul campo volte ad ottenere il miglior compromesso tra forma, lanciabilità e capacità di movimento.
Queste le colorazioni disponibili:










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Black Dot -Popper

Black Dot è un popper di 7 cm e 10 gr di peso, dotato di rattling a bassa sonorità. E' in resina epossidica con l'aggiunta di microsfere di vetro cave, ed è stato clonato da un mio precedente master in legno.

Poichè la resina ha una minore galleggiabilità rispetto al legno, Black Dot presenta delle camere d'aria interne che assumono una duplice funzione: quella di alleggerirlo e quella di creare degli spazi in cui si può inserire un sistema di rattling.





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